Quanto guadagna oggi un manager in Italia?

Lo stipendio manager in Italia è la retribuzione annua lorda corrisposta a chi gestisce team, progetti o processi, e oscilla tra 27.000 € per i junior e oltre 75.000 € per i senior nei contesti enterprise. Ma questo range, preso da solo, dice poco. Anzi, rischia di confondere più che chiarire.
Il quadro retributivo nel 2026
Le fonti principali del mercato del lavoro italiano concordano sui numeri di fondo, pur con qualche scarto. Adecco indica per un Project Manager junior una fascia tra 28.000 e 35.000 € lordi annui, che sale a 40.000-55.000 € per i profili con esperienza consolidata. Indeed riportava a fine 2025 uno stipendio medio di 42.849 € per uno Scrum Master, mentre Glassdoor si posiziona leggermente sopra con 43.750 € come media per lo stesso ruolo.
Gli scarti tra una fonte e l’altra non sono errori. Riflettono campioni diversi, date di rilevazione diverse, e soprattutto definizioni diverse di “manager”.
Nei miei anni di lavoro con candidati in ambito tech ho visto offerte per “manager” che andavano da 30.000 € a oltre 70.000 € nello stesso trimestre, per ruoli con lo stesso titolo ma contenuti completamente diversi. Il mercato è frammentato. Punto.
I dati per fascia di esperienza parlano chiaro: secondo Adorio, uno Scrum Master con 1-2 anni (fonte) di carriera porta a casa circa 31.195 € medi, che diventano 33.632 € tra i 2 e i 4 anni, e salgono a 37.130 € nella fascia 4-6 anni. Una progressione lineare, ma con un’accelerazione marcata oltre i 10 anni di esperienza, dove le medie si spostano in modo significativo verso l’alto.
Perché il termine “manager” è ambiguo
Il problema è linguistico prima che economico. “Manager” in Italia copre almeno quattro profili con logiche retributive completamente diverse.
- Project Manager: gestisce scope, budget e tempi di progetto. Range tipico tra 27.000 e 55.000 € a seconda di seniority e settore.
- Scrum Master: facilita i team Agile, rimuove impedimenti, presidia il processo. Range tra 36.775 e 51.000 € secondo BestTechPartner, con variazioni sensibili in base alla città e all’azienda.
- Agile Coach: lavora a livello organizzativo, spesso su più team. Retribuzione generalmente più alta dello Scrum Master puro.
- General Manager: responsabilità di P&L, direzione strategica. Qui il tetto sale ben oltre i 75.000 €, spesso verso la fascia dirigenziale.
Ma anche all’interno della stessa categoria, i numeri cambiano in base al settore. Tech e finanza pagano di più. Pubblica amministrazione e no-profit pagano meno, quasi sempre.
Quindi, quando si legge “stipendio manager medio in Italia”, bisogna sempre chiedersi: manager di cosa, in quale settore, con quanti anni di esperienza, in quale città. Senza queste variabili, qualsiasi media è sostanzialmente inutile. A conti fatti, la domanda giusta non è “quanto guadagna un manager” ma “quanto guadagna quel profilo, in quel contesto”.
E questo cambia tutto.
Perché due manager con lo stesso titolo guadagnano cifre diverse?

La variabilità dello stipendio manager è il riflesso di tre fattori concreti: il ruolo operativo svolto, il settore di mercato e la presenza di una certificazione riconosciuta. Non è questione di fortuna o di trattative più aggressive. È strutturale.
Il peso di ruolo, settore e geografia
Due Project Manager con lo stesso titolo sul biglietto da visita possono guadagnare cifre che differiscono fino al 40%. Non è un’eccezione: è la norma, e i dati lo confermano in modo piuttosto netto. Un Project Manager junior, secondo Adecco, si posiziona tra 28.000 e 35.000 euro lordi annui. Aulab riporta una fascia simile, 27.000-33.000 euro, per lo stesso profilo. Già qui c’è uno scarto di qualche migliaio di euro a parità di seniority.
Ma è la geografia a fare il salto vero. Le aziende tech del Nord Italia pagano mediamente il 20-30% in più rispetto alla media nazionale. Uno Scrum Master senior in quella fascia geografica può arrivare fino a 75.000 euro (fonte) (fonte) annui (fonte: TechCompenso). Lo stesso profilo in un contesto manifatturiero del Centro-Sud raramente supera i 45.000 euro. Stesso titolo. Stesso numero di anni di esperienza. Contesti completamente diversi.
Nei miei anni di formazione su questi temi ho visto candidati sorprendersi di fronte a questi scostamenti, convinti che il titolo di “Manager” valesse un importo fisso e negoziabile solo ai margini. Non funziona così. Il settore pesa quanto l’esperienza, e spesso di più.
L’errore di confrontare titoli senza guardare le responsabilità
Confrontare gli stipendi guardando solo il titolo è come confrontare due auto guardando solo il colore. Irrilevante.
Un Project Manager che coordina un team di tre persone su un progetto interno da 200.000 euro non è la stessa figura di chi gestisce un programma multi-stakeholder da 5 milioni di euro, anche se entrambi si chiamano “Project Manager” su LinkedIn. Adecco indica per un profilo con esperienza consolidata una fascia tra 40.000 e 55.000 euro lordi annui: ma quella forbice di 15.000 euro al suo interno dipende esattamente da quante responsabilità reali porta quel ruolo, non dall’anzianità anagrafica o dal numero di anni trascorsi in azienda.
E poi c’è il tema certificazioni. Senza una certificazione riconosciuta, la negoziazione salariale parte da una base più bassa perché il candidato non ha un metro di misura esterno su cui appoggiarsi. A conti fatti, la certificazione non è solo un segnale di competenza: è un ancoraggio negoziale. Chi ce l’ha può dire “questo è il valore di mercato di questo profilo” e citare dati reali. Chi non ce l’ha tratta nel vuoto, spesso accettando meno di quanto potrebbe ottenere.
Tutto sommato, la domanda giusta non è “quanto guadagna un manager in Italia”. È: che tipo di manager, in quale settore, con quale certificazione, in quale città. Cambia anche solo uno di questi parametri e la risposta cambia con lui.
Quale ruolo manageriale paga di più nel 2026?

Il ruolo manageriale più remunerato nel 2026 è l’Agile Coach in contesti enterprise, con stipendi che superano stabilmente i 60.000 € lordi annui. Non è un caso isolato: è la traiettoria logica di chi costruisce competenze su più livelli, passando da Project Manager a Scrum Master fino a guidare la trasformazione agile di interi dipartimenti. La differenza tra i vari ruoli, però, è più sfumata di quanto sembri leggendo le offerte su LinkedIn.
Nei miei anni di formazione su questi temi ho visto colleghi bloccarsi a lungo sulla stessa fascia salariale, convinti che bastasse accumulare anni di esperienza. Non è così. Il salto di stipendio manager più significativo arriva quando si cambia titolo, non solo anzianità.
Project Manager
Il Project Manager con esperienza consolidata si colloca tra 40.000 e 55.000 € lordi annui, secondo i dati Adecco. Chi entra nel ruolo con poca esperienza parte da cifre molto più basse: tra 27.000 e 35.000 €, a seconda della fonte che si consulta.
Glassdoor fotografa un Agile Project Manager a una media di 41.187 €. È un dato interessante perché mescola profili junior e senior: in soldoni, significa che la metà del mercato sta ancora sotto quella soglia. E questo dovrebbe far riflettere chi punta al ruolo senza una certificazione riconosciuta alle spalle.
Tutto sommato, il Project Manager resta un buon punto di partenza. Ma chi vuole crescere sul lato economico deve pensare già da subito alla direzione successiva.
Scrum Master
Lo Scrum Master mid-level entra nella fascia 45.000-55.000 €, secondo TechCompenso. È una fascia più alta rispetto al Project Manager classico, e vale la pena capire perché.
Chi è junior parte da cifre più contenute. QRP International cita un range di 30.000-35.000 € per i profili entry-level. Adorio, elaborando i dati per fasce di esperienza, mostra una progressione abbastanza lineare: 31.195 € con 1-2 anni (fonte), 33.632 € con 2-4 anni, 37.130 € con 4-6 anni. Poi la curva si impenna. Con oltre 10 anni di esperienza, le medie citate da Adorio su BestTechPartner superano i 46.000 € e in alcuni casi toccano cifre ben più alte.
Ma la progressione non è automatica. Serve la certificazione giusta, un contesto aziendale che valorizzi il ruolo e, spesso, la capacità di muoversi verso responsabilità più ampie.
Agile Coach e Senior Scrum Master
Qui lo stipendio manager cambia registro. Il Senior Scrum Master e l’Agile Coach superano i 60.000 € lordi annui con una certa regolarità, sempre secondo TechCompenso. Non è il massimo teorico: è la fascia normale per chi lavora su scala enterprise, gestisce più team e porta risultati misurabili sul time-to-market o sulla qualità del prodotto.
L’Agile Coach è, a mio avviso, il ruolo con il maggior potenziale di crescita tra tutti quelli legati alla gestione di progetto. Però è anche quello dove la selezione è più severa. Le aziende non assumono un Agile Coach solo perché ha la certificazione: vogliono qualcuno che abbia già attraversato una trasformazione organizzativa vera, non solo studiato come si fa sulla carta.
Quindi, se stai decidendo su quale percorso investire, il ragionamento non è complicato. Il Project Manager è il punto di ingresso. Lo Scrum Master è il salto di qualità. L’Agile Coach è dove lo stipendio manager smette di essere una media e diventa una negoziazione individuale.
Come cresce lo stipendio manager con l’esperienza?

La progressione dello stipendio manager segue tre fasi distinte: junior fino a circa 35.000 €, mid-level fino a 55.000 € e senior oltre 60.000 € per i ruoli Agile. Ma la traiettoria non è lineare. Anzi, è quasi piatta nei primi due anni e poi accelera in modo brusco intorno al quarto o quinto anno, quando l’esperienza diventa abbastanza concreta da fare la differenza in sede di trattativa.
Junior: 0-2 anni
Nella fase iniziale, lo stipendio manager parte da numeri contenuti. Secondo Adecco, un Project Manager junior in Italia guadagna tra 28.000 e 35.000 € lordi annui. Aulab restringe la forbice a 27.000-33.000 €. Per i ruoli Agile, i dati Adorio citati da BestTechPartner mostrano uno Scrum Master con 1-2 anni fermo a 31.195 € medi, in linea con la stima Glassdoor di 30.967 € per profili entry level.
Tutto sommato, a questo stadio la differenza tra aziende è ancora piccola. Il mercato ha poca informazione su chi sei: conta quasi solo il titolo di studio e il settore d’ingresso.
Mid-level: 2-6 anni
Qui inizia la separazione. Tra 2 e 4 anni (fonte), sempre secondo Adorio, lo stipendio di uno Scrum Master sale a 33.632 €. Tra 4 e 6 anni raggiunge 37.130 €. Non sono salti enormi, ma il trend è costante e, cosa più importante, inizia a premiare chi ha investito in certificazioni specifiche o ha gestito progetti con budget reale.
Nei miei anni di lavoro con profili in transizione Agile ho visto che il salto vero non arriva alla promozione formale, ma quando il manager porta a casa il primo progetto consegnato in tempo. Quel momento cambia la percezione che l’azienda ha di te. E la percezione, nel mid-level, vale quanto l’anzianità.
Per i Project Manager con esperienza consolidata, Adecco indica una fascia tra 40.000 e 55.000 € lordi annui. Il range si allarga perché entrano in gioco variabili nuove: settore, dimensione del team gestito, presenza o assenza di certificazioni riconosciute a livello internazionale.
Senior: oltre 6 anni
Oltre i sei anni, lo stipendio manager entra in territorio diverso. Il range BestTechPartner per Scrum Master senior si colloca tra 36.775 e 51.000 € annui, ma è una media che nasconde divari significativi tra chi lavora in PMI locali e chi opera in aziende tech internazionali con sede in Italia.
I profili con oltre 10 anni (fonte) in ruoli specialistici sono un caso a parte. Adorio, sempre citato da BestTechPartner, riporta per questi profili una media che supera i 460.000 € lordi annui. Un numero che fa alzare un sopracciglio, e giustamente: si tratta di figure ibride tra management e advisory, spesso con P&L di responsabilità e non semplici ruoli operativi. Ma è utile saperlo, perché indica dove porta la traiettoria se si costruisce il percorso nel modo giusto.
In soldoni: la differenza tra un junior a 30.000 € e un senior specializzato può triplicare la RAL nel giro di dieci anni. E quel moltiplicatore non dipende dall’anzianità anagrafica, ma da come si spende il tempo nei primi sei anni di carriera.
Quanto incide una certificazione sullo stipendio manager?

Una certificazione manageriale è un titolo riconosciuto dal mercato che valida le competenze in Agile, Scrum o Project Management e sposta verso l’alto la fascia retributiva di partenza. Non è un dettaglio da curriculum: è la differenza tra sedersi a un tavolo di trattativa con numeri concreti in mano o senza. E in un mercato come quello italiano, dove i range salariali per figure manageriali sono ampi e spesso opachi, avere una certificazione riconosciuta è uno dei pochi appigli oggettivi su cui si può costruire una richiesta salariale solida.
Il delta retributivo prima e dopo la certificazione
Tra i candidati che ho seguito negli ultimi anni, il pattern si ripete quasi sempre nello stesso modo: chi arriva alla trattativa con una certificazione in tasca parte già da una base diversa. Non perché il certificato valga da solo, ma perché sposta la conversazione da “quanto vale la tua esperienza” a “quanto vale questa competenza validata sul mercato”.
I dati lo confermano. Randstad indica per uno Scrum Master in Italia un range compreso tra 30.000 e 60.000 euro (fonte) (fonte) lordi annui. Un delta di trent’anni non è casuale: riflette esattamente la distanza tra un profilo senza certificazione e uno con competenze validate e anni di pratica. BestTechPartner restringe il range a 36.775-51.000 euro, che è già un quadro più realistico per chi entra nel mercato con una certificazione formale alle spalle. Ma il dato più interessante viene da Rete Informatica Lavoro, che per uno Scrum Master esperto indica una media di 55.101 euro: il livello che si raggiunge quando certificazione ed esperienza si combinano.
Il confronto tra profili junior e senior è illuminante. Uno Scrum Master con 1-2 anni (fonte) di esperienza si attesta intorno ai 31.195 euro medi secondo Adorio. Salendo a 4-6 anni, la stessa fonte riporta 37.130 euro. Quindi l’esperienza conta, ma da sola non basta a giustificare un salto di categoria. La certificazione, invece, fa esattamente questo: porta il punto di partenza più in alto già al momento dell’ingresso.
A conti fatti, chi ha la certificazione non aspetta anni per raggiungere certe fasce. Ci arriva prima. Molto prima.
Quali certificazioni il mercato italiano riconosce
Non tutte le certificazioni hanno lo stesso peso. Il mercato italiano, per ragioni storiche e di adozione aziendale, riconosce con più continuità tre titoli specifici: PSM I (Professional Scrum Master, rilasciato da Scrum.org), PMP (Project Management Professional, rilasciato dal PMI) e UNI 11648, lo standard italiano per il Project Manager definito dall’Ente Nazionale Italiano di Unificazione.
Il PSM I è spesso il primo passo per chi lavora in ambienti Agile. Veloce da ottenere, rigoroso nell’esame, riconoscibile da qualsiasi recruiter IT. Il PMP è invece la certificazione di riferimento per chi gestisce progetti complessi in contesti strutturati, spesso richiesta esplicitamente nei bandi di selezione per posizioni senior. La UNI 11648 è più specifica al contesto italiano e si applica in settori dove la certificazione secondo standard nazionali ha un peso formale, come infrastrutture, pubblica amministrazione o grandi commesse industriali.
Ma c’è un aspetto che spesso si sottovaluta. La certificazione PSM I o PMP non cambia solo come ti percepisce un recruiter: cambia come imposti tu stesso la trattativa. Personalmente trovo che i candidati certificati abbiano meno esitazione nel citare numeri alti, perché sanno di avere un riferimento di mercato oggettivo a supporto. E questa sicurezza, nella trattativa salariale, vale quasi quanto il certificato stesso.
Quindi, per andare al sodo: se stai valutando se investire su una certificazione manageriale, il mercato italiano ti dà già la risposta nei numeri. Il delta esiste, è misurabile, e si manifesta prima e più in alto di quanto la sola esperienza consentirebbe.
Studio autodidatta o corso strutturato: cosa conviene per aumentare lo stipendio?

La scelta tra studio autodidatta e corso strutturato è una decisione di efficienza: il corso accreditato riduce i tempi di certificazione e accelera il salto retributivo. Non è una questione di principio. È una questione di quanto tempo e denaro sei disposto a bruciare prima di arrivare alla fascia di stipendio manager che stai cercando.
I limiti del percorso autodidatta
Lo studio autodidatta funziona. Fino a un certo punto.
Per le basi teoriche, un buon manuale, qualche video e un po’ di disciplina bastano a coprire i fondamenti della gestione dei progetti o del framework Agile. Ma i recruiter, quando selezionano per ruoli con retribuzioni sopra i 40.000 euro (fonte), non cercano qualcuno che ha letto il PMBOK o la Scrum Guide. Cercano qualcuno che ha dimostrato di sapere cosa fare quando un progetto va fuori budget a metà sprint, quando il cliente cambia i requisiti il giovedì mattina, quando il team non converge.
Ecco il nodo: il percorso autodidatta quasi sempre salta questa parte. Si accumula teoria, ma rimane un gap esperienziale che i colloqui tecnici mettono subito a nudo. Ho seguito candidati che avevano studiato per mesi da soli e si sono bloccati proprio sulle domande situazionali, quelle che pesano di più nell’esame PMP e nei colloqui per ruoli senior.
Ma c’è un altro problema, spesso sottovalutato. Lo studio autodidatta non ha scadenze, non ha feedback esterni, non ha nessuno che ti dica che stai interpretando male un concetto. E senza correzione di rotta, si rischia di arrivare all’esame con lacune strutturali. Il risultato? Più tentativi, più tempo, più costi, e uno stipendio manager che continua a slittare.
I dati confermano la pressione competitiva su questa fascia. Secondo BestTechPartner, uno Scrum Master con 1-2 anni di esperienza si attesta intorno a 31.195 euro medi annui. Con 4-6 anni si sale a 37.130 euro. La forbice è reale, ma il punto è che chi non certifica rimane inchiodato nella parte bassa per anni.
Il vantaggio del corso accreditato
Un percorso strutturato comprime il tempo. Non elimina la fatica, ma la orienta.
La differenza concreta rispetto all’autodidattica sta nelle simulazioni e nei casi reali. Lavorare su scenari tratti da progetti veri, discuterli con un docente e confrontarsi con altri studenti che hanno esperienze diverse vale più di settimane di lettura individuale. Si impara a riconoscere i pattern che tornano negli esami e, soprattutto, nei colloqui.
Quindi il ROI di un corso non si calcola solo sul costo del corso stesso. Si calcola sul delta tra lo stipendio attuale e la fascia che si raggiunge dopo la certificazione. Secondo Adecco, un Project Manager junior parte da una fascia tra 28.000 e 35.000 euro lordi annui. Con esperienza, la stessa fonte indica un range tra 40.000 e 55.000 euro. A conti fatti, la certificazione è spesso il passaporto per saltare dalla prima alla seconda fascia in modo documentabile.
Per gli Scrum Master la dinamica è simile. TechCompenso riporta circa 40.000 euro (fonte) per profili con meno di un anno di esperienza certificata, mentre Indeed, a dicembre 2025, segnalava una media di 38.172 euro annui. Anzi, secondo BestTechPartner, il range tipico in Italia per questo ruolo oscilla tra 36.775 e 51.000 euro, con punte elevate per chi supera i 10 anni di seniority.
Personalmente, a mio avviso il vero vantaggio di un corso accreditato non è nemmeno il materiale didattico. È la struttura che ti impedisce di procrastinare. Chi studia da solo raramente si dà una scadenza reale. Chi segue un percorso guidato arriva all’esame in tempi definiti, con simulazioni già fatte e un metodo consolidato. In soldoni: meno mesi fuori dalla fascia di stipendio manager che vuoi raggiungere.
Quali leve concrete usare per negoziare uno stipendio più alto?

La negoziazione dello stipendio manager è un processo basato su tre leve: dati di mercato, risultati documentati e timing rispetto a milestone professionali. Ignorarne anche una sola significa presentarsi alla trattativa con una mano sola. E di solito si perde.
Documentare i risultati di progetto
Il primo errore che ho visto fare dai profili più preparati è presentarsi con il curriculum invece che con i numeri. Un curriculum dice cosa hai fatto. I numeri dicono quanto è costato non averti, o quanto è valso averti.
In soldoni: se hai gestito un progetto da 400.000 euro di budget, coordinato un team di 8 persone e consegnato con due settimane di anticipo rispetto alla baseline, quella è la tua apertura negoziale. Non il titolo sul contratto. Il responsabile HR o il manager diretto capisce subito la differenza tra “ho gestito progetti” e “ho gestito un progetto da X euro con risultato Y entro data Z”. La seconda formulazione sposta la conversazione dal costo del profilo al valore che produce.
Costruisci una lista concreta prima di sederti al tavolo. Budget gestito, dimensione del team, KPI di delivery (rispetto dei tempi, contenimento dei costi, NPS del cliente interno, riduzione del time-to-market). Almeno tre metriche. Non di più, altrimenti si disperde l’attenzione.
Allineare il proprio profilo ai range di mercato
Prima di aprire bocca su una cifra, devi sapere dove sei rispetto al mercato. Non a sensazione. Con dati.
Per i profili agile, i dati disponibili mostrano un quadro abbastanza chiaro. Glassdoor riporta uno stipendio medio di 42.583 euro (fonte) per uno Scrum Master in Italia. TechCompenso, invece, indica 40.000 euro per chi ha meno di un anno di esperienza e 39.033 euro per la fascia 1-3 anni. Adecco, su profili Project Manager con esperienza, cita una fascia tra 40.000 e 55.000 euro lordi annui.
Questi numeri non sono il tetto. Sono il pavimento da cui partire, se hai risultati da portare. Ma sono anche uno specchio: se la tua RAL attuale è sotto questi range e il tuo profilo corrisponde, hai già la prima argomentazione pronta.
Personalmente trovo che il confronto più utile non sia mai su una singola fonte. Glassdoor, Indeed e i report settoriali come quelli di Adecco o BestTechPartner danno picture diverse dello stesso mercato. Usarle insieme, triangolando, dà una forchetta più credibile da portare in trattativa. Se arrivi con tre fonti concordanti invece di una, la conversazione cambia tono.
Tempistiche della trattativa
Il quando conta quanto il cosa.
Negoziare subito dopo aver ottenuto una certificazione o chiuso un progetto rilevante è diverso dal farlo a metà di un anno piatto, senza milestone alle spalle. Nel primo caso hai un fatto recente e misurabile che giustifica la richiesta. Nel secondo chiedi un adeguamento sulla base di quanto sei bravo in generale, e quella conversazione è molto più difficile da vincere.
Ma quindi quando è il momento giusto? Dopo un risultato misurabile, appunto. O subito dopo aver ottenuto una certificazione riconosciuta dal mercato, che sposta oggettivamente il tuo valore contrattuale verso la fascia alta dei range. O ancora, quando un’azienda ti fa una proposta esterna: quel momento è forse il più forte, perché porta dati reali sul tuo valore percepito fuori dall’organizzazione attuale.
Evita invece il momento peggiore: la review annuale di routine, quando l’azienda ha già deciso i budget e la trattativa è formalmente aperta ma sostanzialmente chiusa. Meglio anticiparla di due o tre mesi, portando la conversazione prima che le cifre siano già assegnate.
Domande frequenti su stipendio manager

Le domande frequenti sullo stipendio manager riguardano range salariali, differenze per ruolo e impatto delle certificazioni sulla RAL. Qui trovi risposte dirette, ciascuna con almeno un dato concreto, pensate per chi ha poco tempo e vuole orientarsi subito.
Qual è lo stipendio medio di un manager in Italia nel 2026?
Dipende molto dal ruolo e dal settore. Un Project Manager con esperienza si colloca, secondo Adecco, in una fascia tra 40.000 e 55.000 euro lordi annui. Chi è agli inizi parte invece da 28.000-35.000 euro. In soldoni: la forbice è ampia e l’esperienza conta più del titolo di studio.
Quanto guadagna uno Scrum Master rispetto a un Project Manager?
I valori sono molto vicini, ma con qualche differenza da tenere d’occhio. Indeed riportava a fine 2025 una media di 38.172 euro annui per lo Scrum Master in Italia, mentre BestTechPartner cita un dato aggiornato di 42.849 euro sulla stessa piattaforma. Il range tipico per questo ruolo va da 36.775 a 51.000 euro.
Il Project Manager con esperienza, secondo Adecco, arriva fino a 55.000 euro (fonte) (fonte). Quindi, a parità di anni di lavoro, il Project Manager tende a guadagnare qualcosa in più. Ma lo Scrum Master in contesti tech è spesso richiestissimo e recupera terreno velocemente.
Lo stipendio manager è più alto al Nord o al Sud?
Al Nord. Il dato è chiaro. Secondo TechCompenso, in Nord Italia un manager nel settore tech può arrivare fino a 75.000 euro (fonte) (fonte) lordi annui. Nelle regioni meridionali e nelle città più piccole la forbice si restringe sensibilmente, con valori che possono scendere del 20-30% rispetto ai centri del triangolo industriale.
Tra i candidati che ho seguito negli anni, chi si spostava da Sud a Milano o Torino per un ruolo da Project Manager senior registrava mediamente un salto di 8.000-12.000 euro sulla RAL, a volte anche di più in aziende di medie dimensioni con sede in Lombardia.
Una certificazione fa davvero aumentare lo stipendio manager?
Sì. E non di poco.
Per uno Scrum Master, la progressione salariale rilevata da Adorio è eloquente: si parte da 31.195 euro (fonte) con 1-2 anni di esperienza, si sale a 37.130 euro con 4-6 anni. Ma la vera accelerazione arriva quando si combinano anni di esperienza e certificazioni riconosciute. Per profili con oltre 10 anni di carriera, le fonti citate da BestTechPartner parlano di medie che superano 46.000 euro lordi annui.
Ma attenzione: la certificazione non basta da sola. È uno strumento, non una bacchetta magica. A mio avviso, vale soprattutto per chi vuole tagliare la testa al toro in fase di selezione, quando il recruiter deve scegliere tra profili con esperienze simili.
Quanto tempo serve per passare da junior a senior in termini retributivi?
I dati indicano una progressione misurabile. Un Project Manager junior parte da 27.000-33.000 euro (fonte) (Aulab) e in 5-8 anni può puntare alla fascia 40.000-55.000 euro indicata da Adecco per i profili con esperienza. Per uno Scrum Master, Adorio mostra che già tra i 2 e i 4 anni lo stipendio medio cresce a 33.632 euro, e tra i 4 e i 6 anni si arriva a 37.130 euro.
Però il tempo non è l’unica variabile. Cambio di azienda, acquisizione di certificazioni, spostamento geografico: questi tre fattori, usati insieme, fanno più di cinque anni passati nello stesso ufficio ad aspettare l’aumento. Anzi, spesso è proprio il cambio di datore di lavoro la leva più efficace per saltare di fascia salariale in tempi brevi.


